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Daniela Monica

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RAPPRESENTO LA LUCE DELLE PERSONE

Daniela Monica rappresenta l’umanità

come in un viaggio iniziatico, che guida gli

esseri umani a capire meglio chi sono stati e dove vanno.

Intervista di Elena Giampietri a Daniela Monica

 

Le tue opere presentano figure diafane, sfuggenti, immagini parziali, sagome di profilo o di spalle. Che umanità vuoi delineare in questo modo?

Nella mia pittura rappresento persone che pensano. Esse non posano o fanno qualcosa, pensano e sono in un ambiente che descrive il loro pensiero. Caspar David Friedrich rappresenta personaggi di spalle che osservano una valle fra le montagne o una luna nascente fra i rami degli alberi. I paesaggi sublimi attorno a loro sono, per me, i loro pensieri. Non trovo necessario nei miei dipinti descrivere tutti i dettagli o la totalità delle forme, perché sarebbe un’imitazione del reale che vedo. Preferisco sforzarmi nel rappresentarne l’indole, l’animo, la tempra e la luce sulle persone. Tutta l’umanità vive un viaggio iniziatico che guida a capire meglio chi sono stati e dove vanno. Quando meditano su questo per me diventano interessanti e illuminati come da una luce interiore.

La luce è un elemento chiave nel tuo lavoro, anzi, spesso, l’abbaglio, un fascio luminoso accompagnano le tue figure che sembrano in esso sperdersi e svanire. Come ottieni tecnicamente questi effetti e quale il valore simbolico della luce nei tuoi lavori?

Tecnicamente il mio linguaggio pittorico tende a non ritornare troppo sul mio disegno iniziale. Frasi pittoriche semplici, solo quanto basta per riconoscere un profilo, uno sguardo nella luce interiore ed esteriore, cioè fisica. Si può dire quasi, che disegni ad olio sul tela e non voglia aggiungere di più. Chi guarda il dipinto deve porsi domande liberamente, senza che la sua attenzione venga distolta da una retorica del linguaggio pittorico. La luce cade sui miei soggetti e li descrive. E’ la luce a raccontarli ed è un elemento essenziale nella mia pittura. Noi abitiamo nella luce del giorno e illuminiamo la notte perché senza la luce potremmo solo tastare, ascoltare, fiutare e gustare il mondo. Abbiamo bisogno di essere illuminati dalla solarità del pensiero per aberrare idee scellerate che la delusione ci fa prendere con la pancia. A volte quando rappresento una persona indefinita ed abbagliata da un fascio di luce, in parte è anche perché lei stessa non sa definirsi, non si conosce abbastanza. Vediamo solo ciò che conosciamo, ma crescendo il nostro pensiero interiore aggiunge dettagli alla visione della realtà.

Tra i tuoi prossimi progetti, una mostra con lo Studio di Architettura Botti Zanafredi in Aventinstrasse 1 a Monaco di Baviera, in uno spazio appena ristrutturato: un’ex fabbrica di biscotti.

Si, in quei locali esporrò una serie di lavori intitolata Il Pensiero nudo – Taccuino dei pensieri / Der nackte GedankeNotizbuch der Gedanken, dove intendo rimandare all’idea di libertà di pensiero, razionale ma libero in quanto indipendente e non ideologico: la pittura è il mezzo, il linguaggio con cui io mi pongo domande sul mondo.

Il Pensiero nudo sono grandi quadri ad olio, mentre Taccuino dei pensieri sono lavori su carta e nascono da macchie casuali del pennello sulla carta.

Mentre scaricavo dal pennello il colore ad olio, dipingendo le tele grandi, mi sono accorta  che queste macchie davano vita a dei tracciati simili a bengala di segni inconsci. li ho quindi riconosciuti come pensieri e sopra vi ho disegnato a sanguigna ritratti di persone assorte. I ritratti di tre quarti o da dietro riprendono il grande artista romantico Casper David Friedrich e sue figure che osservano e riflettono dinanzi a paesaggi sublimi.

Del tuo primo periodo di formazione e attività, come grafica ed illustratrice, quali aspetti caratterizzano ancora la tua ricerca attuale?

Direi la sintesi, di cui l’opera grafica ha bisogno. Anche la figura di Hiroshige, come pure David Hockney, di cui vidi molte opere dal vero quando abitavo a Londra.

 

Tranne una fase londinese, tu sei rimasta legata a Parma, la tua città natale, in cui hai realizzato lavori in San Giovanni Evangelista, sculture in diversi Comuni della Provincia, affreschi in ville private, tra cui quella dei Barilla. Alcune tue opere  fanno parte della Collezione Fondazione Cariparma. Cosa Parma ti offre e cosa, invece, devi cercare altrove?

Se fossi stata irlandese o toscana sarei tornata in Irlanda o in Toscana. Ma al mio rientro in Italia il luogo più accogliente fu il grande e luminoso atelier messo a disposizione da mio padre e mio fratello. Dal periodo londinese, la cosa più importante che conservo è l’abitudine sviluppata a Londra, dove lavoravo a 500 metri dal National Gallery, di tornare spesso a disegnare nei musei.

Non mi pongo il problema di cercare qui o altrove, ma ovunque. Tutta l’Europa museale è importantissima, perché è un vocabolario del linguaggio pittorico contemporaneo.

 

Tra le figure di spicco importanti nella tua formazione, Concetto Pozzati e Luigi Ghirri: dal primo hai attinto il gusto del colore e dal secondo l’evanescenza? In cosa si è tradotto il proficuo dialogo con loro?

Concetto Pozzati fu mio insegnante all’Accademia Clementina di Bologna e ne conservo un ricordo affettuoso e sempre vivo. Le sue lezioni più belle erano un giro per Gallerie d’Arte dove lui si commuoveva a parlarci dei suoi pittori preferiti, amici e colleghi artisti. Da Pozzati ho imparato la  velocità dall’emozione all’ispirazione e ho ammirato l’eleganza delle sue composizioni, come il fascino dei suoi titoli concettuali.

Luigi Ghirri accoglieva, assieme alla moglie Paola Bergonzoni, nella loro casa di Roncocesi, intellettuali come Giorgio Messori e Gianni Celati. Una serie di miei paesaggi dipinti ad olio su legno sono nati dalla frequentazione della sua casa.  Ghirri mi trasmise la passione per Bob Dylan e le Camere delle Meraviglie, o “Wunderkammer”, cioè quel senso di stupore che tutte le forme di conoscenza e arte sono capaci di suscitare. .

Ho ammirato i suoi paesaggi tranquilli e serenamente irreali, in cui l’autore non si pone con la sua autorità, ma si fa di lato. Ne rimane il suo pensiero sul mondo.

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